Girò

Girò

Molto scarse sono le informazioni relative alla provenienza del nome Girò, probabilmente derivante dalla vernacolizzazione di qualche nome locale. Tra i sinonimi compaiono: Zirone e Girone di Spagna, Nieddu Alzu e Aghina Barja. Forse introdotto in Sardegna durante la dominazione spagnola, era un tempo diffuso su tutta l’isola, soprattutto da quando, nel 1736, il marchese di Rivarolo ne incentivò la coltivazione. In seguito fu pressoché abbandonato in quanto poco resistente alle principali malattie crittogame. Dal 1979, anno di istituzione della Doc specifica, è rinata l’attenzione per questo vitigno. Il Girò è attualmente diffuso nella sola zona di Cagliari, dove dà luogo all’omonima Doc e in alcuni comuni in provincia di Oristano. La litoranea del Cagliaritano comprende le colline che costeggiano il mare di Iglesias, Sulcis, Capo Teulada, a ovest e Capo Carbonara e Capo Ferrato a est. Sono queste le zone più aride dell’isola, caratterizzate da una bassa fertilità, dove la vite si è comunque ben adattata. La storia viticola di queste zone è millenaria, a partire dal periodo fenicio fino alle più recenti dominazioni piemontesi. I vitigni qui coltivati, eccetto il Nuragus, varietà-simbolo della viticoltura sarda, sono prevalentemente di origine spagnola, come il Girò, il Bovale, il Torbato e il Cannonau.

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