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Schiava Grigia

Schiava Grigia

L’aggettivo è, con buona probabilità, da attribuirsi alla patina grigia (pruina) che ricopre la buccia violetta degli acini. È nota anche con i nomi tedeschi Grauvernatsch o Grauervernatsch. Vitigno originario dell’Alto Adige. Nel XIII secolo con il termine “schiava” si indicavano i vitigni coltivati a basso ceppo, legati fra loro, per distinguerli dai “maiores”, allevati alti. È particolarmente diffusa in Trentino, Alto Adige e Lombardia e rientra nella composizione di numerose Doc. Solo la Doc Alto Adige prevede una Schiava Grigia in purezza. Nella famiglia delle Schiave, sembra essere quella più resistente e più adattabile a diverse tipologie di terreni. La viticoltura è attiva in questa regione dall’epoca dei primi contatti con gli Etruschi e poi con i Romani. Nel Medioevo furono soprattutto i conventi di monaci a sostenere questa coltivazione, tanto che, a partire dal 720, i più noti monasteri di Svevia e Baviera acquistarono vasti appezzamenti di vigneti per assicurarsi regolari forniture di vino, possesso che mantennero per secoli, fino alle espropriazioni napoleoniche.

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